Kamil Dalkir

Le frontiere sono discontinuità ingegnerizzate: dispositivi progettati per filtrare il passaggio dei corpi umani attraverso lenti burocratiche, concedendo o negando l’accesso sulla base di combinazioni arbitrarie di luogo di nascita, documenti, o appartenenze politiche. Ma oltre alla funzione di delimitazione territoriale, le frontiere coreografano l’ineguaglianza: stabiliscono chi può muoversi liberamente e chi deve rischiare la vita tra naufragi, disidratazione nel deserto o cancellazione amministrativa. Più che barriere protettive, esse operano come tecnologie di inclusione ed esclusione selettiva. Incise nell’immaginario collettivo, le frontiere tracciano la linea tra “noi” e “loro” — coloro che vengono definiti indesiderabili — trasformandosi in apparati onnipresenti e mutevoli: al tempo stesso invisibili e militarizzati, virtuali e concreti.

Ma come si documenta una violenza che si inscrive attraverso l’assenza?

Date of Publication

November 21, 2025

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